LA DOMANDA SBAGLIATA: il futuro oltre la povertà

Posted on 20 dicembre 2010

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“L’umanitarismo ci fa diventare arroganti, ci fa idealizzare le nostre intenzioni e i nostri comportamenti”
(da The dark side of virtue, di David Kennedy, professore di diritto ad Harvard)

Il Natale è alle porte e gli appelli alla generosità del nostro cuore si moltiplicano. Sfiancati dai preparativi, alla ricerca spasmodica di un nuovo desiderio da trovare incartato sotto l’albero, anche quest’anno ci permetteremo il lusso di sentirci più buoni. Incontrando gli occhi di un bambino che ci chiede aiuto dal volantino di qualche associazione umanitaria è il senso di colpa che ci assale, ci stringe alla gola e non ci abbandona fino a che non ce ne liberiamo alleggerendo quel portafoglio che all’improvviso appare scandalosamente pieno.

Ma vergogna e pietà non possono essere dei motivi validi per le nostre azioni: sono sentimenti al negativo che cercano, con un frettoloso imbarazzo, di trasformare i meno del mondo in più senza prendersi il tempo di farsi delle domande.. e senza avere il coraggio di darsi delle risposte.

Il sistema degli aiuti umanitari non è solo un mondo formato da mille realtà diverse e complementari, ma è anche un’industria, con i suoi bilanci, entrate ed uscite, strategie di mercato e affari. E’ questa una verità spesso taciuta, o forse, più convenientemente, dimenticata. Per cercare di fare luce anche sul lato oscuro della virtù come propone David Kennedy, vi ho preparato due cose:

innazitutto questo articolo di Philip Gourevitch, tradotto e pubblicato su Internazionale del 10 dicembre scorso, che svela non solo l’inefficienza ma anche la realtà controproducente del sistema degli aiuti internazionali

e poi questo video di Povertycure.org che propone finalmente delle soluzioni efficaci e rispettose della libertà umana al grande problema della povertà nel mondo.

Perchè abbiamo sempre fatto la domanda sbagliata.
Perchè è più facile avere un cuore per i poveri, che una testa.
Perchè umanitario e umano non sono sinonimi.

[Con questo post pubblico il primo video interamente sottototitolato da me: è un lavoro certosino e mangiatempo, ma che mi ha reso molto orgogliosa del risultato finale. Credo fermamente nel messaggio trasmesso in questi sette minuti, e traducendolo ho voluto renderlo disponibile anche per chi l’inglese non lo sa, o per chi magari lo mastica un poco ma non abbastanza per apprezzare ogni singola frase.  Per chi invece l’inglese lo sa meglio di me, una precisazione: la traduzione non è letterale, ho cercato di essere il più fedele possibile all’originale ma prediligendo l’immediatezza e la facilità di lettura dei sottotitoli.]

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